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Gli intellettuali, la destra e la politica


Il 5 dicembre 2008 Giordano Bruno Guerri ha pubblicato nel suo blog un articolo con lo stesso titolo che leggete qui sopra. Avrei voluto riportarlo qui, ma non so se la legge sul copyright me lo permetterebbe, allora mi limito a pubblicare i miei commenti e quelli di alcuni altri frequentatori del blog. Potete trovare l'articolo a questo indirizzo:   http://www.giordanobrunoguerri.it/gbgblog/default.htm


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1.  Romano Badiali ha commentato:

Diamo pure per scontato che un intellettuale non può rientrare per intero nelle grossolane categorie politiche DESTRA e SINISTRA, ma una classificazione dobbiamo ben farla, sia pure sulla base di categorie grossolane, altrimenti di che stiamo parlando?

È difficile individuare i tratti comuni che caratterizzano gli intellettuali di destra, ma non è impossibile. La difficoltà che si incontra nell’impresa è la stessa che rende difficile la RAZIONALIZZAZIONE delle EMOZIONI, o meglio la descrizione verbalizzata delle emozioni. Mentre è facile esprimere il concetto che 2+2 = 4 (bastano cinque caratteri grafici), è difficilissimo descrivere con le parole un’emozione qualsiasi. Se vogliamo farlo siamo costretti a ricorrere a lunghissimi giri di parole che, oltretutto, riescono a dare solo un’idea vaga di quanto ci proponiamo di comunicare.

Per sintetizzare al massimo, direi che gli intellettuali di destra si muovono nella vita spinti più dalle EMOZIONI che dai RAGIONAMENTI. Ecco perché si sottraggono ad ogni tentativo di incasellarli dentro una tassonomia precisa e di intrupparli in un esercito ben organizzato e coeso come quello auspicato a sinistra da Gramsci. L’organizzazione infatti presuppone la RAZIONALITÀ cioè l’esistenza di schemi PENSATI a tavolino.

La mia proposta interpretativa sembra ricevere una decisa conferma se si passa a considerare la massa dei “soldati semplici” di destra anziché gli “intellettuali-ufficiali” di destra. Senza avere bisogno di ricorrere a complesse indagini sociologiche a base di test, questionari e statistiche, credo rientri nell’esperienza personale di ognuno di noi la constatazione che è più facile trovare libri nella casa di una persona di sinistra che non in quella di una persona di destra. Là si cerca di CAPIRE, qua ci si accontenta di SENTIRE. Questo non significa naturalmente che a sinistra non provino emozioni o che a destra non siano capaci di ragionare. Cerco solo di indicare le componenti principali che secondo me caratterizzano la persona di destra e quella di sinistra.

Vi racconto un piccolo aneddoto personale che avvalora la mia ipotesi più di tante argomentazioni macchinose. Al tempo del liceo ero segretario della locale sezione del Raggruppamento giovanile del MSI. Quando si trattava di organizzare cortei per Trieste italiana eravamo una moltitudine e ribollenti d’entusiasmo. Quando invece cercavo di organizzare approfondimenti e discussioni - per esempio sui 18 punti di Verona ai quali allora nel nostro ambiente molti si richiamavano continuamente a parole - NON SI PRESENTAVA NESSUNO !!!

Gli altri argomenti che ritornano come le mezze stagioni meriterebbero una trattazione a parte e io ho già scritto fin troppo.

06 Dicembre 2008
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2.  testa bislacca ha commentato:

Possesso della verità e superiorità morale sono i valori (arbitrari) dei quali si è appropriata la sinistra. Sulla “collocazione” dell’intellettuale di destra sono d’accordo con lei, che è un intellettuale. Io, che sono una donna comune, mi sento estranea al clericalismo spinto di questa destra, e spererei in innesti vivificanti, e in un volo alto che, per adesso, posso solo sognare.


La saluto.

07 Dicembre 2008
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3.  Sergio Rizzitiello ha commentato:

Concordo nel dire con Bruno Giordano Guerri che l’intellettuale per prima cosa è un professionista e creatore di idee e non un giustificatore di apparati politici. Del resto se così non fosse daremmo ragione alla concezione che Hegel aveva della filosofia quando affermava che essa può solo contemplare il già dato, prenderne atto, ma mai uscire fuori, staccarsi dal tempo e criticarlo.

Direi al contrario che il vero intellettuale non può, se non vuole tradire il suo intelletto, asservirsi ad un fenomeno qualsiasi, ma solo conoscerlo, criticarlo, modificarlo, trasformarlo.

Per quanto riguarda il commento dello psicoterapeuta Romano Badiali penso che le sue affermazioni rispondano più a persone affiliate ad una ideologia che a intellettuali, altrimenti non si giustificherebbe perché una certa cultura di destra si sia rifatta ad Hegel e quella di sinistra, pur mascherandole di scientificità, a sogni utopistici di là da venire, alla fine della storia, alla fine dello Stato e delle classi, ad idee infiammanti con alta carica emotiva che inneggiano alla Giu-stizia, alla Uguaglianza e simili. Anzi si potrebbe affermare che il vero motivo per cui la cultura di sinistra si crede superiore a quella di destra è proprio perché si sente depositaria di tale realizzazione di sogni… scientifici.

Però è vero che un certo movimentismo che si sentiva affratellato con l’ideologia del nazifa-scismo aveva in spregio tutto ciò che, riprendendo una frase da un’opera teatrale, amava ripetere che quando sentiva solo pronunciare la parola cultura lui prendeva la sua pistola. Questa ostilità per la cultura ha un senso, nello stato totalitario nazista, in quanto ogni attività del pensiero doveva essere distrutta, eliminata, per creare un unico e docile organismo da deporre nelle mani del capo e dei suoi accoliti.

Al contrario, l’idea organica giustificatrice della cultura nasce con Marx che ne vedeva un’impalcatura accessoria, una sovrastruttura della realtà economica come espressione della materia in movimento, finanche di tipo dialettico. Sia l’idea di cultura del nazismo che quella del marxismo a me sembra più roba per creature semplici e per pseudointelletti asserviti.

Che l’intellettuale sia un fiero, coraggioso, autonomo, creativo, uomo di pensiero, tutto introflesso nella sua stessa opera intellettiva e mai che gli venga in mente di andare col cappello in mano verso qualsiasi apparato o consorteria a dare patine di nobiltà a questo o a quella. Che poi gli apparati vogliamo prendere questa o quella idea dell’intellettuale, questo è un altra questione. L’unica cosa che l’intellettuale si possa augurare da quella appropriazione è che non sia più in vita per non vederne lo stravolgimento.

08 Dicembre 2008
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4.  Nathan Never ha commentato:

A me questa distinzione per cui l’intellettuale di destra guarda all’individuo può stare anche bene, ma da sola mi sembra riduttiva. Se non vi aggiungiamo almeno i caratteri fondanti del Conservatorismo (autorità, responsabilità individuale, primato della famiglia oltreché dell’individuo, libero mercato, patriottismo) ha ragione Romano: di che stiamo parlando?

Concorderai con me, caro GBG, che la tua definizione, se la sommiamo alle tue convinzioni personali sui diritti civili, potrebbe tranquillamente collocarti anche nella sinistra riformista, o no?

08 Dicembre 2008
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5.  Romano Badiali ha commentato:

…. potrebbe tranquillamente collocarti anche nella sinistra riformista…”. Caro Nathan Never, no, per favore no, le offese personali no! :-)))

09 Dicembre 2008
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6.  Liutprando ha commentato:

Ho come la sensazione che la discussione, che si ripete tale e quale da qualche tempo, sia un po’ irreale. L’intellettuale è chi vive d’intelletto o vive per l’intelletto. Nel primo caso raccoglie commesse per abbellire la bruttura che la politica dispensa cercando un compenso sicuro. La sinistra, che è propensa al professionismo della rivoluzione, ha speso molto in tal senso sicché ci ritroviamo sedicenti intellettuali ad ogni angolo ed in ogni trasmissione televisiva. Nel secondo caso l’intellettuale produce da sé e per sé senza dare importanza alla raccolta che tale semina ottiene. Dunque un individualista che, non a suo agio nel collettivismo sinistro, viene preso come destrorso senza che tale definizione abbia un senso compiuto.

Poi c’è quel particolare intellettualismo prettamente televisivo che, avendo consuetudini d’artista, trova che le esagerazioni poco virtuose del proprio comportamento siano sufficientemente geniali da elevarle a valore di conquiste civili e, in tal senso, comuni a destra e sinistra pur mantenendo per ragioni professionali la distinzione dei ruoli.

Ci vorrebbe più fantasia.

09 Dicembre 2008
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7.  Romano Badiali ha commentato:

Rispondo a Rizzitelli. Sono d’accordissimo con quanto scrivi (il tu è troppo confidenziale?) nell’ultima parte del tuo commento. Tanto è vero che qualche anno fa ho avuto modo di scrivere quanto segue: “Io credo che l’intellettuale vero sia quello che riesce a convivere con il DUBBIO, anzi quello che lo ricerca e lo coltiva nella fase in cui costruisce le sue convinzioni. Una volta che si è creato queste convinzioni, poi, deve essere sempre pronto a riconsiderarle se qualcuno gli prospetta punti di vista che in precedenza gli erano sfuggiti. Appena l’intellettuale non si accontenta più di avere OPINIONI, appena si lascia possedere dalle CONVINZIONI ASSOLUTE, abdica al suo compito e si trasforma, da meravigliosa macchina per pensare, in FANATICO PROPAGANDISTA DI UN’IDEOLOGIA. Per favorire la quale non si tira più indietro nemmeno di fronte ad operazioni mortificanti e mistificatorie”.

Per quanto riguarda invece le equazioni DESTRA=EMOZIONI e SINISTRA=RAZIONALITÀ, riconosco di averle presentate con un eccesso di sintesi che giustifica la tua obiezione. Adesso provo a spiegare meglio il mio punto di vista. Premessa generale: stiamo parlando del comportamento umano perciò diamo pure per scontato che è impossibile fare distinzioni troppo nette nel classificare gli atteggiamenti delle persone, il massimo che possiamo fare è cercare di individuarne le componenti principali. Secondo me (ma non solo), il motore che spinge ad agire le persone è sempre rappresentato dalle EMOZIONI, sia a destra che a sinistra, ma con una differenza di non poco conto: a sinistra sentono più spesso il bisogno di accompagnarle e supportarle con uno sforzo di COMPRENSIONE-ANALISI della realtà. Questo comportamento non è casuale, infatti la sinistra ha le sue radici nell’ILLUMINISMO il quale sugli altari ha sostituito Dio con la dea RAGIONE. Illuminismo, epoca dei lumi, oscurantismo sono tutti termini che si rifanno alla LUCE (l’ultimo in negativo) e la luce è lapalissianamente sinonimo di CONOSCENZA. Gli illuministi si richiamavano alla conoscenza di tipo RAZIONALE, discorsiva, logica, sequenziale. Invece a destra si predilige di solito quella che scaturisce dall’INTUIZIONE la quale è un atto della mente che svela i suoi contenuti in un baleno, senza avere a monte alcun processo dia-logico o dia-cronico. L’uomo di destra è più incline a fare proprie le componenti A-RAZIONALI delle scelte nei confronti della vita: religione, sacro in generale, mito, rito, tradizione.

Se chiedete ad una persona di sinistra di spiegare le motivazioni della sua scelta politica, vi darà un elenco più articolato di quello che invece darebbe una persona di destra posta di fronte alla stessa domanda. Attenzione, non sto dicendo che le motivazioni fornite dalla persona di sinistra sono più convincenti, sto dicendo soltanto che rivelano un maggiore sforzo di COMPRENSIONE RAGIONATA. Che può anche abortire nel risultato, ma esiste nell’intenzione.

Le scissioni senza fine che hanno afflitto i marxisti del passato (quelli di oggi lasciamoli perdere) avevano la loro origine nelle INTERPRETAZIONI sempre diverse di un testo, quello scritto da Marx. Anche in quei casi erano in gioco delle emozioni, certo, ma le schermaglie dei dibattiti venivano condotte su un altro piano cioè con una operazione dell’intelletto: CAPIRE quello che Marx aveva veramente detto. Era su questa operazione che si accapigliavano.

Le persone di DESTRA si rifanno alla TRADIZIONE cioè a qualcosa che già esiste perciò non hanno bisogno di aguzzare l’ingegno per PROGETTARE un futuro che modifichi l’esistente, come invece accade a sinistra.

Nell’antico regime era talmente poca la considerazione in cui era tenuta la cultura che alcuni aristocratici erano orgogliosi di presentarsi così: “Analfabeta perché nobile”.

Oggi il Papa ha capito che la guerra contro la RAGIONE è irrimediabilmente persa perciò cerca di presentarla come una componente intrinseca del cristianesimo, compatibile con la FEDE e addirittura suo complemento necessario, ma fino a pochissimo tempo fa invece il desiderio di CAPIRE il mondo veniva bollato dalla chiesa - esempio tipico di organizzazione di destra - come “Hybris”, superbia dell’uomo che sfida Dio. D’altra parte, se si accetta l’idea che i disegni di Dio sono imperscrutabili, che senso ha arrabbattarsi tanto per cercare di CAPIRE come funzionano le cose del mondo? E poi, che bisogno c’è di agitarsi tanto se tutto quello che serve all’uomo è già scritto nelle sacre scritture? È famoso il detto “Se una cosa è vera, sta già nei libri sacri. Se non sta nei libri sacri, vuol dire che non è vera”. In una mente che ragiona così può esserci posto per la RAGIONE? Adesso spero non mi si obietti che lo scienziato Antonino Zichichi è cattolico. Sto cercando di indicare le linee di fondo di due universi mentali, i casi particolari sono ininfluenti. A parte il fatto che Zichichi non farà mai ricerche sul “brodo primordiale”, a dimostrazione che la sua cultura non può spaziare a 360° in quanto resta ancorata a pre-giudizi, nel senso etimologico del termine.

La frase che riporti, quella abitualmente attribuita a Goebbels, è più esplicativa di tanti discorsi: “Quando sento parlare di cultura metto mano alla pistola”. Jung una volta assistette ad un comizio di Hitler ed ebbe l’impressione che in quell’uomo parlasse l’INCONSCIO dell’intera Germania. Siamo mille miglia lontani dalle atmosfere propiziate dalla dea RAGIONE.

A dimostrazione che sto sbagliando, adesso qualcuno potrebbe ricordare il motto mussoliniano “LIBRO e moschetto fascista perfetto”. Peccato che il libro come lo intendeva Mussolini contenesse solo quello che voleva lui! La cultura può prosperare solo dove c’è libertà.

D’altra parte, per convincersi che l’uso della RAGIONE non è molto di casa a destra, basterebbe leggere l’ultimo libro di P. Buttafuoco "Cabaret Voltaire. L'Islam, il sacro, l'Occidente" che ha dato origine a questi nostri scambi d’idee. Io mi sono fatto violenza e l’ho letto. Avevo letto il suo “Le uova del drago” e mi ero ripromesso di non leggere più niente di suo, ma il desiderio di documentarmi e di intervenire in questo dibattito con cognizione di causa mi ha spinto a ritornare sulla decisione. A parte il contenuto delle tesi da lui sostenute che a me sembrano solo provocatorie tanto sono insostenibili (stavo per scrivere allucinanti), è il suo stile espositivo che è tornato a mettermisi sullo stomaco. Durante la lettura capita d’imbattersi in alcune pepite splendide dal punto di vista stilistico, senza dubbio, ma il resto è rappresentato da un guazzabuglio caotico di concetti fumosi, di parole e immagini che si direbbero uscite da uno stato onirico o comunque di coscienza alterata. Lì dentro non c’è la RAGIONE, ci sono il mito, il rito, le sensazioni, il sacro, la religione, le emozioni, l’inconscio, tutto quello che volete ma non la ragione. E sono pronto a scommettere che lui sarebbe d’accordo con questa mia ultima frase e ne ricaverebbe un motivo di compiacimento. Allora consentitemi di concludere l’accenno a Buttafuoco con un’espressione oggi di moda: “È la destra, bellezza!”.

Anche secondo me l’intellettuale deve guardarsi bene dal diventare il “consigliori” dei politici. Quello di destra a me piacerebbe per esempio che si dedicasse ad un altro compito - oltre quelli che gli indica Marcello Veneziani nel suo “La cultura della destra” - cioè studiare i problemi enormi che ha generato l’ingresso delle masse sulla scena politica e possibilmente trovarne anche la soluzione. Sempre partendo però dalla premessa che, per il momento la liberaldemocrazia è il miglior tipo di reggimento politico che l’uomo sia riuscito ad escogitare.

Finché nella cultura politica continueremo a ruotare attorno agli USA saremo soltanto “satelliti”. Oggi sono loro infatti gli unici banditori autorizzati della bibbia liberaldemocratica. Lo sono ad un punto tale che la principale contestazione mossa nei loro confronti consiste nell’accusarli di voler imporre la liberaldemocrazia al mondo intero.

Per poter accampare un vero diritto di presenza nel mondo delle idee politiche, invece, non ci si può accontentare di qualche “aggiustatina qua e là“, bisogna partire da una propria visione del mondo, sottoponendo ad esame critico le colonne portanti della liberaldemocrazia senza temere di andare a disturbare certi consolidatissimi tabu. Tutto il resto viene dopo. E scusate se è poco! :-)))

10 Dicembre 2008
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8.  Liutprando ha commentato:

Ho letto attentamente tutto l’argomento. Non mi ci ritrovo nella categorizzazione destra, sinistra e frammisto. Un po’ la differenza che c’è tra maschio, femmina e omosessuale. Che l’intellettuale interpreti il suo pensiero/sesso come gli pare ma arrivi ad una conclusione praticabile. I cacadubbi hanno fatto solo numero all’USL. Mai altro. Meglio sbagliare in buona fede che avere di ogni argomento un’opinione sospesa tale da lasciare una via d’uscita che rasenta la codardia.

10 Dicembre 2008
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9.  Nathan Never ha commentato:

Non condivido. L’intellettuale svincolato dalla realtà dei partiti, secondo me, serve a poco, se non a far conoscere a chi lo legge qual è il suo illustre pensiero. Certo, non deve essere un’ancella del regime, ma nemmeno non sporcarsi mai le mani con le parti politiche del momento. Anche perché, prima o poi, di fronte ai mutamenti (quando ci sono) della politica una scelta si impone: Papini e Soffici insegnano in tal senso.

E poi ci rendiamo cono che oggi gli intellettuali non spostano neanche un voto? Il centrodestra lo sa da sempre, la sinistra non lo ha ancora capito!


P.S. - Il punto di vista della Chiesa, nel precedente intervento, è fortemente travisato e manipolato: bisognerebbe informarsi prima di parlare.

10 Dicembre 2008
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10.  Daniela Osti ha commentato:

A me piace pensare che INTELLETTUALE sia semplicemente CHI AMA PENSARE. Senza, necessariamente, dover tradurre questo PENSARE in una professione. Chiunque, se acceso dalla CURIOSITA’ e dal DUBBIO, se pronto ad accogliere il prezioso contributo di altri, leggendo, ascoltando, osservando, spigolando nella vita propria e altrui, può diventare maitre-à-penser di se stesso… o di chi si prenda la briga di ascoltarlo. Anche un pasticcere può esercitare questo MESTIERE DELL’ANIMA. Non sono pasticcera.

Detto questo, l’annosa querelle “intellettuali di destra/sinistra” ai miei occhi decade ulteriormente d’interesse in quanto ci sta, alla base, l’altra “spinosa” questione “destra/sinistra”: già fatta svaporare da quel fine intellettuale che era l’anarchico Gaber in un dualismo categorico meramente di facciata. Faccenda assai complessa, già… Come mettersi a estrapolare da un cacciucco fumante, pezzettino dopo pezzettino, vuoi lo scorfano vuoi la canocchia, vuoi il palombello, vuoi la seppiolina, vuoi… Forse è meglio magnarselo e basta, magari soffermandosi, fra una ganasciata e l’altra, ad assaporarne i diversi sentori… Vero è che di gran aromi, in giro, se ne sentono pochi.

Grazie GBG.

11 Dicembre 2008
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11.  Romano Badiali ha commentato:

Per Liutprando: prendo atto che non ti ritrovi nella categorizzazione da me proposta. Sarebbe interessante sapere anche perché non ti ci ritrovi. Il blog è fatto per questo.

Per quanto riguarda l’arrivare ad una conclusione praticabile da parte dell’intellettuale, sono d’accordo. Il dubbio va coltivato solo nella fase in cui si costruiscono le proprie convinzioni, Nel mio commento c’era scritto. L’importante è che l’intellettuale non diventi un FANATICO disposto a fare strame di ogni logica e di ogni criterio di verita’ pur di difendere l’indifendibile per spirito di parte. Ne abbiamo conosciuti molti fatti di questa pasta e anche oggi non c’è che l’imbarazzo della scelta.

Per Nathan Never: l’intellettuale legato alla realtà dei partiti non è più libero in quanto è costretto a sacrificare la sua intelligenza sull’altare dello SPIRITO DI PARTE. Hai mai incontrato un tifoso di calcio capace di essere OBIETTIVO? Quando va bene, ma proprio bene-bene, riesce ad esserlo nel suo intimo, ma non lo sarà mai quando discute con il tifoso della squadra avversaria.

A proposito del punto di vista della Chiesa, il blog diventa interessante solo se le opinioni vengono presentate con un minimo di argomentazione altrimenti lasciano il tempo che trovano. In ogni modo, preferisco non rispondere perché le tue parole “…. fortemente travisato e manipolato: bisognerebbe informarsi prima di parlare” sono quelle tipiche che in un Forum o in un News-group danno inizio alle cosiddette “flames”. Oltretutto, l’argomento ci porterebbe lontano dal discorso che stiamo facendo.

Per Daniela: molto simpatico il tuo commento, mi ha fatto venire l’acquolina in bocca. Quando dici: “…. vuoi lo scorfano, vuoi la canocchia, vuoi il palombello, vuoi la seppiolina….” cosa hai fatto? Hai classificato come stiamo cercando di fare noi a proposito degli intellettuali. Senza considerare poi che non potresti gustare il tuo cacciucco se prima chi l’ha preparato non avesse compiuto la stessa operazione. Ce lo vedi un cacciucco preparato con tartufo, cavoli e…. marmellata?

11 Dicembre 2008
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12.  Liutprando ha commentato:


Per Romano Badiali: “Sarebbe interessante sapere anche perche’ non ti ci ritrovi”. Semplice: perché non sono ne di sinistra ne di destra. Li trovo speculari e, per il disgusto del pensiero del primo, non posso non averne anche per il secondo. Troppo tempo è trascorso nella ricerca di virtuosità sociali del pensiero applicato alla politica e nel succedersi dei fallimenti reiterati dalla politica stessa quando militarizza l’intellettuale. Preferisco il pensiero degli intellettuali già morti perché inattuali, dunque liberi.

11 Dicembre 2008
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13.  Daniela Osti ha commentato:

Categorie, Romano? Và da sè che sono funzionali, lo direbbe pure Monsieur de Lapalisse. Ma non essenziali. Kant docet: “le categorie sono insensate se non applicate ai fenomeni sensibili” (Critica della Ragion Pura), UNO SCORFANO È UNO SCORFANO. A prescindere dalla categoria in cui l’ha incasellato il naturalista di turno. Uno scorfano è uno scorfano: noumeno kantiano o “cosa in sè”. Uno scorfano è uno scorfano agli occhi del pescatore che lo pesca. Del commerciante che lo disseziona per ricavarne qualcosa di monetizzabile. Dell’apprendista cuoco che impara a ficcarlo nel cacciucco secondo regole stratificate nel tempo e magari modificate dal creativo di passaggio o addirittura ribaltate dal destrutturatore Ferran Adria che lo ricompatta sotto forma di sorbetto (ma pur sempre Sorbetto di SCORFANO).

Uno scorfano è uno scorfano agli occhi di chi se lo/la tromba. A meno che non siano gli occhi dell’innamorato, chè allora la ragione gli si annebbia e lo vede trasfigurato…

Forse mi sono lasciata un po’ prendere la mano. Insomma, quanto sopra per ribadire che - in my humble opinion - È SEMMAI FUNZIONALE MA CERTO NON ESSENZIALE la grossolana CATEGORIZZAZIONE DESTRA/SINISTRA. A parte che ste 2 categorie variano al variare dei meridiani & dei paralleli e - ancor più evidentemente - del periodo storico..... rse unico MCD la focalizzazione o meno sull’individualità dei soggetti….

11 Dicembre 2008
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14.  Daniela Osti ha commentato:

AIUTOOOO! Ho spinto inavvertitamente il pulsante “invio”ed è partito questo crogiolo ancora in ebollizione! È possibile arrestare la deriva?!

Tks

11 Dicembre 2008
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15.  Nathan Never ha commentato:

Ma parliamo di politica, non di calcio. Il parallelo con il tifoso non mi sembra appropriato. Mi scuso, non voglio sviluppare flames, ma la Chiesa non ha mai detto che ciò che non è scritto nelle Scritture non ha alcuna importanza: il modo di dire che hai riportato virgolettato non so da dove provenga, non c’è la fonte… e quindi, appunto, “lascia il tempo che trova”.

11 Dicembre 2008
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16.  Daniela Osti ha commentato:

… INSOMMA, se lo sproloquio fosse malgrado tutto passato, vorrei sintetizzare dicendo che DESTRA/SINISTRA come CATEGORIE non sono oggettivizzabili. Tantomeno oggi. Considerando il marketing pre-elettorale sotteso all’immagne, costruita, che i partiti si cuciono addosso per l’occasione: E che, guardacaso, propone pressochè gli stessi obiettivi.

Tolgo il disturbo.

11 Dicembre 2008
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17.  Giordano Bruno Guerri ha commentato:

Nessun disturbo.

11 Dicembre 2008
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18.  Sergio Rizzitiello ha commentato:

Rispondo a Romano Badiali. Caro Romano, le tue considerazioni che attribuiscono una preponderanza dell’elemento emozionale poco o niente argomentato alla destra e dell’elemento emozionale argomentato alla sinistra penso che si rifanno molto alla realtà italiana la quale, e qui hai detto pur se in altro contesto, è sempre stata molto influenzata dalla dottrina cattolica.Tale dottrina ha considerato la ragione come ancella della fede anche in quei pensatori definiti dialettici o razionali. E diversamente non poteva essere: concepire l’autonomia della ragione sarebbe sembrata una bestemmia. Infatti come bestemmia è stata salutata la scienza da Galileo in poi non tanto per questo o quel risultato specifico, anche, ma per l’affermazione del principio che la ragione non deve avere nulla fuori di sé.

La Destra in Italia si è sempre unita alla dottrina Cattolica, un po’ per affinità dottrinaria, un po’ perché essa dava un’idea forte, gerarchicamente ben strutturata di quella che doveva essere anche la vita sociale e politica. In fondo la Chiesa creava un modello che aveva già avuto un collaudo millenario.

Per quanto riguarda la Sinistra, bisognerebbe distinguere tra quella di concezione socialista e riformista e quella comunista.
Allo stesso modo, per quanto riguarda una sorta di filiazione sua dall’illuminismo, bisognerebbe distinguere quello tedesco, francese, con quello inglese. Indubbiamente è vero che l’illuminismo tedesco e francese possano avere una sorta di primogenitura sulla sinistra, ma poco convincente che lo possa avere quello inglese che semmai ha originato il liberalismo ed è in alcuni aspetti più vicino alla destra. Il punto è che nel nostro Paese, come in Germania, la Destra ha avuto la patologia del fascismo e del nazismo che ne ha confuso e per certi versi ucciso la storia e anche lo spirito. Stesso discorso per la sinistra comunista: prova a chiedere ad un abitante dei paesi che hanno subito l’oltraggio del socialismo reale se pensano che quella sinistra abbia argomentato di più l’emozione! Come vedi tutto è molto complesso e andrebbe, come si diceva una volta, contestualizzato.

È difficile a volte sottrarsi ad un certo provincialismo delle idee perché esse sembrano avere un carattere universale mentre sono molte volte solo il frutto di un limitato, anche se importante, processo storico di un determinato settore del globo terrestre.

Per quanto riguarda le osservazioni Di Nathan Never, penso che l’intellettuale nel momento che dà la sua adesione ad un partito qualsiasi, proprio come intellettuale, tradisce la sua autonomia di pensiero e la subordina ad un apparato che vorrà da lui patenti di nobiltà. Diverso è se poi l’intellettuale ha le sue simpatie politiche. Come cittadino, però, non come “nobile giustificatore”.
Penso anch’io, come Daniela Osti, che le categorie destra-sinistra siano ormai inadeguate alla comprensione della realtà attuale e che andrebbero superate in qualche modo. E qui dovremmo essere tutti impegnati a farlo.

12 Dicembre 2008
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19.  Romano Badiali ha commentato:

Propongo di non allontanarci dal tema altrimenti, passo dopo passo, ci ritroveremo a parlare…. dell’allevamento delle galline ovaiole! Secondo me, le categorie Destra-Sinistra conservano tuttora una loro ragione d’essere a patto che vengano usate per indicare le idee “alte” e non quelle attinenti alla politica politicante. Per idee alte intendo quelle che si riferiscono al modo di concepire la vita, la società, le regole di comportamento e il sistema usato per decidere chi deve governare e con quali controlli.
Sempre secondo me (IMHO direbbe Daniela), gli intellettuali di destra non dovrebbero trascurare un problema molto serio: la democrazia come è strutturata oggi funziona? A me sembra di no, i fenomeni di corruzione che stanno venendo sempre più alla luce in tutti i paesi democratici dimostrano che non si tratta di una questione che possa essere circoscritta al piano semplicemente morale. È il sistema stesso, per come è congegnato, a COSTRINGERE i partiti a procurarsi montagne di denaro sporco per finanziare la macchina elettorale e per ottenere il consenso “comprato”. Scomparse le ideologie forti, oggi molti elettori sono diventati più sensibili alle convenienze del “particulare”. Ci siamo sentiti ripetere fino alla nausea che il problema si risolve con il finanziamento pubblico dei partiti, ma è una grossa bischerata perché è evidente che avrà sempre la meglio quel partito che riuscirà a procurarsi PIÙ soldi oltre quelli ottenuti legalmente. È come quando tutti si alzano in piedi per vedere meglio, l’effetto sarà nullo e riuscirà a vedere meglio soltanto chi è salito sopra una sedia.

La democrazia attuale si basa sull’idea della PARTECIPAZIONE, ma non è vero che i cittadini sono disposti a PARTECIPARE nell’unico modo davvero efficace cioè accettando di sobbarcarsi alla fatica di STUDIARE i problemi alla cui soluzione sono chiamati a partecipare. Non è vero per almeno quattro motivi:


1). Non tutti possiedono quel minimo di attrezzatura intellettuale necessaria per partecipare. Su questo punto di solito si obietta: “Ma chi decide qual è questo minimo e chi esamina gli aspiranti?”. Io trovo strano che chi solleva questa obiezione dimentichi che - a parte la politica - in quasi tutti gli altri campi della nostra vita accettiamo e consideriamo addirittura ovvia e scontata l'idea che dobbiamo PREPARARCI per il compito che saremo chiamati a svolgere e successivamente SOTTOPORCI ad un ESAME che valuti la nostra effettiva preparazione. Per quale motivo questo non dovrebbe essere più vero unicamente nel campo della politica? Gli intellettuali di destra faranno "bingo" se riusciranno a trovare per questo problema una soluzione tale che non sacrifichi la libertà. Di intellettuali di destra (ma anche di sinistra) critici della democrazia ne abbiamo avuti a bizzeffe, ma tutti sono andati a naufragare sugli scogli delle soluzioni AUTORITARIE e repressive. Pensate a quanto sarebbe bello se noi Italiani dimostrassimo la nostra creatività e fantasia anche in campi diversi da quello della moda! Noi secoli scorsi ci siamo riusciti.


2). Non tutti quelli che possiedono l’attrezzatura intellettuale necessaria per partecipare hanno il tempo materiale per STUDIARE le questioni sulle quali sono chiamati a decidere.


3). Non tutti quelli che possiedono l’attrezzatura intellettuale e il tempo materiale sono disposti ad usarli per STUDIARE le questioni sulle quali sono chiamati a decidere. Magari preferiscono seguire il festival di San Remo o l’isola dei famosi.


4). I problemi del mondo moderno stanno diventando sempre più complessi. Che senso ha indire un referendum sull’uso degli embrioni per la sperimentazione con le cellule staminali? Quanti cittadini sanno veramente per che cosa sono chiamati a votare?

Tutti auspicano una maggiore PARTECIPAZIONE dei cittadini ma, se si scava appena un poco per cercare di capire cosa si intende di solito con questa parola, si scopre subito che nella mente delle persone essa sta ad indicare soltanto la parte GRATIFICANTE del concetto cioè quella che ci fa sentire PIÙ IMPORTANTI in quanto chiamati a far parte di quelli che decidono. Pochissimi pensano che, per poter partecipare e decidere con cognizione di causa, bisogna prima essere disposti a compiere la fatica necessaria per STUDIARE l’argomento sul quale si è chiamati a decidere.

Poiché nessuno degli intellettuali di sinistra si porrà mai questo problema - anzi si scandalizzerà e si “indignerà” doverosamente se qualcuno oserà farlo - possiamo ricavarne una ulteriore conferma che questi benedetti criteri per distinguere gli intellettuali di sinistra da quelli di destra esistono davvero. Che le due categorie non siano separate e diverse in tutto è ovvio. Per esempio, anche un intellettuale di destra può andare in vacanza a Capalbio o amare la barca a vela come Massimo D’Alema. Ma questo che significa? Secondo me, meno di zero. IMHO.

Concludo con le parole di Alessandro Campi: “Per fare buona politica occorrono idee. Ma non basta invocarle, bisogna anche averle, possibilmente di originali”.

12 Dicembre 2008
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20.  Romano Badiali ha commentato:

Per Sergio Rizzitiello:

Caro Sergio, mi hai giustamente invitato a fare citazioni precise. C’è soltanto la difficoltà della scelta. Senza andare troppo indietro nel tempo, eccone una recente che dimostra quanto io cercavo di sostenere cioè che la Chiesa apprezza la RAGIONE, ma solo in via subordinata, solo come ANCELLA di una verità che la TRASCENDE e di fronte alla quale è chiamata a ritrarsi nel caso si verifichi un contrasto tra le due. Si tratta dell’enciclica di Giovanni Paolo II “FIDES ET RATIO”. Spero sia sufficiente:


"…. quella stessa RAGIONE, intenta ad indagare in maniera UNILATERALE sull’uomo…., sembra aver DIMENTICATO che questi è pur sempre CHIAMATO ad INDIRIZZARSI verso una VERITÀ che lo TRASCENDE".

Superfluo dire che quella verità che trascende l’uomo, la Chiesa è convinta di possederla in esclusiva. Adesso probabilmente mi risponderai che extrapolare una sola frase da un discorso complesso non va bene perché distorce il pensiero dell’autore. Sappiamo come vanno queste cose. Allora preciso meglio la frase del mio precedente commento, quella in fondo alla quale ho messo il primo “smiley”. Quando si parla di un argomento qualsiasi, se si seguono passivamente tutte le associazioni spontanee che si presentano via via, si comincia per esempio a parlare dell’espansione dell’universo e si finisce lamentando l’aumento del prezzo delle zucchine al mercato dell’ortofrutta. E qui metto un altro  :-)  Ecco perché invitavo a restare nel tema proposto da Giordano, quello contenuto nel titolo. Approfondire il discorso sul pensiero della Chiesa, sulle differenze tra i vari Illuminismi europei oppure tra Socialismo e Comunismo sarebbe interessantissimo, ma in questa sede ci porterebbe a perdere di vista il “focus” della discussione. Per quanto mi riguarda, ho scritto parecchio quindi non mi resta che sperare di essere riuscito a spiegarmi.

Per quanto riguarda il declassamento che subisce l’intellettuale “organico” cioè quello che si adatta a fare il portatore d’acqua a favore di un partito, sono con te “toto corde”. O dobbiamo fare solo citazioni in inglese? Mi voglio rovinare, ragazzino lasciami lavorare, ci metto ancora un altro  :-)  A scanso di equivoci, il ragazzino non è riferito a te!

Buona domenica a tutti. Che Giove pluvio ci assista!

14 Dicembre 2008
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21.  Romano Badiali ha commentato:

Chiedo scusa, il mio commento precedente era diretto a Nathan Never, non a Sergio Rizzitiello. Ho già detto che non mi piace questo budello stretto!  :-)  (riferimento al poco spazio concesso dal blog)

14 Dicembre 2008
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22.  Romano Badiali ha commentato:

O meglio, la prima parte a Nathan Never, la seconda a Sergio Rizzitello. Uffa!!!!!!   :-)

14 Dicembre 2008
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23.  Daniela Osti ha commentato:

Stuzzicante, Romano. Intendo, quando lanci la tua sfida agli intellettuali “di destra” (ma anche “di sinistra”, non mettiamo limiti alla divina provvidenza) per trovare una soluzione creativa (siam pur sempre italiani, no?) alla sempre sottintesa questione (se ne parla di solito al bar, magari un po’ alticci): è possibile, sempre attenti a non sacrificare la Democrazia, organizzare le cose in modo tale che a Partecipare alla Cosa Pubblica (osiamo parlare di Voto, osiamo) siano, in un ideale futuro prossimo-venturo, soltanto i cittadini in grado di dimostrare d’essere Raziocinanti & Preparati (ossia a sufficiente conoscenza dei termini della Cosa)?

Hocus Pocus. O, se preferisci, la Quadratura del Cerchio.

Tralasciando i problemucci logistici (immagina centinaia di migliaia di commissioni esaminatrici sparse per il territorio), resta il punto nodale: CHI sceglie CHI deve selezionare CHI…(da quest’ultimo CHI vogliamo aprioristicamente escludere gli autistici, in quanto incapaci di relazionarsi? o magari gli autisti troppo indisciplinati?).

Beh, siamo leggermente O.T. Ma anche Fuori di Testa, sempre leggermente. Però la tua “brillante” idea (c’è bisogno di esplorare nuove idee) ha vivacizzato la mia Domenica postprandiale… sempre meglio della pennichella.

14 Dicembre 2008
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24.  Nathan Never ha commentato:

Se andiamo fuori tema pazienza, GBG non se la prenderà. Ti rispondo solo con una frase: se uno pretende che la Chiesa non metta Dio al vertice di tutto, allora delle due l’una, o non ha capito che cos’è la Chiesa e la religione cattolica oppure desidera ardentemente che essa non sia più cio che è sempre stata da duemila anni!

Francamente il dialogo a questo punto è impossibile e quindi hai ragione, meglio tornare a cose più amene, tipo la “piccola destra” o la “infima sinistra”.

15 Dicembre 2008
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25.  Nathan Never ha commentato:

P.S. - Comunque la frase sulle Scritture, visto che su questo hai glissato, è chiaramente farina del tuo sacco.

Un saluto.

15 Dicembre 2008
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26.  Romano Badiali ha commentato:  

Per Daniela Osti: Hai trovato "stuzzicante" il mio commento, mi fa piacere, vuol dire che almeno una persona si trova in sintonia con quello che ho scritto. Il problema non l'ho scoperto io, è vecchio quanto la democrazia stessa, ma oggi credo si ponga con maggiore urgenza che in passato poiché le disfunzioni (uso un eufemismo) della democrazia, oltre a moltiplicarsi in modo abnorme, stanno diventando evidenti anche a chi non è un filosofo della politica. Una volta le notizie circolavano solo grazie ai libri e ai giornali cioè con mezzi che erano a disposizione solo di chi li andava a cercare. Oggi invece le notizie ENTRANO nelle case di tutti con la televisione. Se un sindaco viene arrestato per corruzione o se certe Procure della Repubblica danno spettacolo, per esempio, non lo sanno solo gli addetti ai lavori. Voglio dire che non è aumentato soltanto il numero dei problemi, ma anche quello delle persone che ne sono diventate consapevoli. Non tante, per carità, ma sicuramente più di quelle di una volta.

Perché dici che siamo fuori argomento? A me non sembra, credo che siamo proprio nel cuore del problema, invece. Per costruire un palazzo non si comincia dalle mattonelle del bagno o dai parquet, ma dalle fondamenta. E le fondamenta della visione politica del mondo, a destra come a sinistra, stanno nel modo in cui viene concepita l'AUTORITÀ (oltre che l'UGUAGLIANZA, come sostiene Bobbio). A sinistra si crede che l'autorità venga dal BASSO, a destra invece si crede che venga dall'ALTO. Entrambe le concezioni hanno aspetti positivi e negativi contemporaneamente, bisognerebbe cercare e trovare la sintesi dei lati positivi di entrambi i punti di vista.

Adesso faccio la solita precisazione che si fa in questi casi: io non ho la soluzione del problema già bella e pronta, ma mi illudo di sapere come il problema andrebbe impostato, da dove bisognerebbe partire. Nel mio piccolo, intanto, anch'io avrei un "sognetto". Pensa quanto sarebbe bello vedere, non dico tutti, ma almeno alcuni intellettuali di destra che - messo da parte l'individualismo narcisistico che di solito li divora - riescono a mettersi insieme e a LAVORARE in GRUPPO per cercare la soluzione del problema esposto sopra. Sogno, evidentemente, ma ogni tanto è bello sognare, anzi è anche utile. Scusami per quest'ultima precisazione, è da attribuire a inguaribile deformazione professionale :-)

Tu dici di invitare anche gli intellettuali di sinistra. Certo, perché no? Ma credo che per loro sia difficile partecipare ad un lavoro che rimette in discussione uno dei caposaldi sui quali poggia tutta la visione del mondo "progressista".

Quanto al tuo passaggio in cui scrivi: "CHI sceglie CHI deve selezionare CHI…", ti ho gia' risposto in anticipo nel mio commento n. 19. Adesso aggiungo che non penso che la soluzione del problema sia facile. Se lo fosse, del resto, probabilmente sarebbe già stata trovata e senza neanche troppa soddisfazione.

Uno spunto iniziale di riflessione potrebbe essere quello che cercherò di esporre adesso. Per i riformatori del passato la soluzione era, tutto sommato, semplice e facile da CONCEPIRE (non da realizzare). Poiché da una parte c'era il vecchio regime da abbattere perché basato sui privilegi e sul NON-VOTO oppure sul voto di pochissimi, l'unica soluzione pensabile non poteva che consistere nell'opposto cioè nell'estendere a TUTTI il diritto di voto, indistintamente. La conquista del SUFFRAGIO UNIVERSALE è stata lunga e difficile. Questo spiega perché, adesso che lo si è ottenuto, scatta subito la reazione violenta di difesa-blocco-chiusura appena si cerca di rimetterlo in discussione, anche se chi lo fa NON è spinto dal desiderio di ABOLIRLO, ma da quello di AFFINARLO, PERFEZIONARLO per renderlo più efficiente e più giusto (perche' no?). Si teme di tornare indietro, ai privilegi dei più forti. Ma se si chiarisce bene che non è questo che si vuole, perché non cominciare a parlarne?

Un fatto è certo, la democrazia nella forma attuale continua a non selezionare i MIGLIORI, ma qualli più bravi a vellicare le tendenze meno nobili delle masse. Siamo ancora e sempre al vecchio "panem et circenses". L'unica differenza è che oggi al pane si è aggiunto un po' di companatico (vacanze all'estero, cellulari, ecc.), ma in sostanza siamo sempre lì.

Per non partire proprio da zero nella ricerca della soluzione che ci sta a cuore, un'indicazione preziosa potrebbe venirci dal BIOS (non quello del pc, ovviamente). La materia vivente riesce infatti a compiere il miracolo di ricavare il PIÙ partendo dal MENO. Il segreto del suo successo sta nel CODICE. Quale indicazione possiamo trarne? In concreto e di preciso non lo so, ma credo sia quella la direzione nella quale conviene cercare perché una democrazia che funzioni davvero dovrebbe essere congegnata in modo da produrre lo stesso prodigio che produce la cellula vivente. Come trasferire sul piano politico la capacità che possiede il DNA? Al lavoro gente, spremere le meningi, secernere idee nuove, originali.... GENIO ITALICO aiutaci!  :-)

Prima di chiudere, ancora una domanda. E se non fossimo solo noi due ad essere FUORI di TESTA? E se anche fosse, poi, per quanto mi riguarda io mi ci trovo bene. Sempre meglio della pennichella  :-)

16 Dicembre 2008
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27.  Daniela Osti ha commentato:

Per Romano Badiali:

Solo ora mi sono imbattuta nell’argomentazione che idealmente mi rivolgi: oltreoceano sono. Tenterò la sintesi, anche per non abusare dello spazio che gentilmente ci è concesso e alterarne la destinazione d’uso.

Seguo e condivido quel che esponi in modo chiaro, esaustivo e simpaticamente colloquiale… mi areno perplessa però quando tiri in ballo la Bioetica e quel misterioso CODICE. Escludendo una sciarada, un novello Codice da Vinci o una criptata chiave d’accesso a qualche setta… resta, magna cum costernazione (!) l’ipotesi di Aldous Huxley in Brave New World di un mondo in cui verranno selezionati tanti esserini “AD HOC” con l’ausilio, appunto, di un DNA ottimale.

Se così è - ipotesi che peraltro anticipa quello che fra non molto avverrà (o magari a nostra insaputa sta già avvenendo) - hai una bella faccia di bronzo… o meglio un bel coraggio a parlarne, Romano! Beh, intanto hai lanciato il sassolino. Chissà chi lo raccoglierà. A destra. A sinistra. Nelle retrovie.

Peccato che non c’ho gli emoticons, li avrei utilizzati volentieri per stressare la vivacità dell’argomento.

22 Dicembre 2008 
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28.  Daniela Osti ha commentato:

A te Romano & a chi va giustamente orgoglioso di pensare con la propria testa a costo di apparire “Fuori di Testa”, vorrei segnalare:   http://www.piccolomondo.forumattivo.com

Trattasi, nonostante il nome minimalista in odor di gozzaniano rosolio, di uno spazio in cui si dialoga, civilmente, evitando quasi sempre le sabbie mobili dell’ovvietà. Lo segnalo in questo contesto perchè è una delle 3 partenogenesi dell’ ex-Forum GBG (congelato in vitro alla fine di Settembre) che, a tuttoggi, gli sopravvive brillantemente “alive & kicking” anche senza l’egida del Vate.
Ora c’è la diaspora natalizia, tutti latitanti sparsi ai quattro venti e ai quattro angoli del mondo (come il Cointreau), ma a Gennaio inoltrato saremo di nuovo lancia in resta!

22 Dicembre 2008 
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29.  Romano Badiali ha commentato:

Per Daniela Osti:

Brown, Huxley, X-Files…. e vai!   :-)

Cara Daniela, non si tratta di bioetica, mi riferivo al DNA solo come esempio di un marchingegno che riesce ad estrarre il PIÙ dal MENO. Se mettiamo in un vaso di terra un seme di basilico e un seme di prezzemolo, innaffiando regolarmente assistiamo ad uno spettacolo prodigioso: la terra in cui sono stati piantati i due semi è IDENTICA per entrambi, ma ognuno dei due ne estrae solo le sostanze che gli servono per costruire la propria pianta, che risulta infinitamente più complessa della terra dalla quale ha preso le sostanze semplici di partenza. Ci riescono perché ognuno dei due semi esegue le specifiche istruzioni contenute nel CODICE del proprio dna, ed anche grazie alle caratteristiche fisiche-chimiche-elettriche possedute dalle rispettive MEMBRANE cellulari.

La democrazia funzionerebbe perfettamente se riuscissimo a ideare e a far funzionare al suo interno dei marchingegni simili a quelli dei semi delle piante cioè marchingegni capaci di estrarre dalla popolazione (la terra dell’esempio precedente) gli elementi più idonei a svolgere la funzione di GOVERNO.

Il sistema attuale, consistente nell’ottenere la MAGGIORANZA alle elezioni, non funziona per il semplice motivo che, oltretutto, mettendo insieme 1.000 analfabeti non si ottiene 1 laureato. I premi Nobel non vengono assegnati in base ai risultati di un referendum. Elementare, Watson! È sbagliato proprio il concetto di partenza dell’attuale sistema.

Torniamo al DNA dei semi e alla loro MEMBRANA cellulare. Le istruzioni contenute nel CODICE permettono di FILTRARE le sostanze contenute nella terra e di COLLOCARLE al posto giusto: questa sostanza sì, quest’altra no…. questa sostanza va messa qui, quell’altra va messa là. Ridotte all’essenziale, le funzioni svolte dal DNA e dalla MEMBRANA cellulare consistono in questo:

-  Contenere l’elenco delle caratteristiche che devono possedere le sostanze richieste.

-  Estrarre queste ultime dall’indifferenziato rappresentato dalla terra e trasformarle in
   sostanze più complesse.

-  Piazzarle nel posto giusto della struttura della pianta.

A questo punto è facile scorgere la somiglianza di questi processi con quelli analoghi che in una democrazia dovrebbero selezionare i cittadini più adatti ad esercitare il ruolo di governanti.

Conosco già le obiezioni che si potrebbero sollevare contro questo modo di impostare il problema perciò preferirei che quanto ho scritto venisse preso solo come spunto iniziale per riflettere sull’argomento. Cosa che del resto anch’io sto facendo.

05 Gennaio 2009
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30.  Daniela Osti ha commentato:

Fatto 29 facciamo pure 30. Magari 31 lo fa GBG sbottando “non abusate troppo, ragazzi…. potrebbe nuocere alla salute”.
Comunque, Romano, grazie della decodifica vulgata del meccanismo del DNA.... anche se forse hai tralasciato un accenno ai mitici mitocondri.

La possibile applicazione di tale marchingegno alla Democrazia continua a risultarmi un affare nebuloso, ma forse sono miope. E comunque, per la creazione (in vitro?) di esserini “ad hoc”, insomma quelli che tu definisci “elementi più idonei”, si continua a rimbalzare ad Huxley.... Eppoi, al solito, CHI dovrebbe stilare l’elenco di quelle che tu definisci le “caratteristiche ideali”? Mah, brancolo rovinosamente nel buio…. Lascio la Fantapolitica ai ghostwriters.

Un doveroso appunto a quel tuo “mettendo insieme 1000 analfabeti non si ottiene 1 laureato. Dal punto di vista matematico, l’equazione è effettivamente impossibile, trattandosi di pere & mele appunto. Nella vita vissuta, però, mi è capitato più volte d’incontrare persone “con la 5ª elementare” moooolto più in gamba di laureati lessati & decotti: si erano coltivate, magari da sole, con letture, ascoltando, elaborando…. e quanta saggia sagacia in un pescatore di Pantelleria piuttosto che nell’avvocatuccio della porta accanto.

Così. Abbi pazienza, GBG.

11 Gennaio 2009
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31.  Romano Badiali ha commentato:

Per Daniela Osti, ma non solo:

GBG non ha che da proferire un telegrafico: “Adesso avete rotto abbastanza. Stop” e noi ammutoliremo all’istante  :-)   Finché non lo farà possiamo considerarci autorizzati a proseguire, anche se ho l’impressione che servirà a poco visto che non riesco a comunicare il punto centrale del mio discorso cioè che NON STO PROPONENDO UNA SOLUZIONE GIÀ TROVATA E PRONTA PER L’USO. Molto più modestamente propongo un abbozzo d’idea da sviluppare, uno spunto di riflessione da approfondire, magari con la partecipazione volonterosa di altri che aiutino a cercare le risposte anziché porre domande. Insomma, servono capomastri, non guastatori. Ho reso l’idea?   :-)

Non escludo che il mio discorso possa apparire a voi come abbastanza “rarefatto” (voglio essere benevolo con me stesso e non dico di più). Se la vostra impressione è questa, ditemelo pure, tanto non mi offendo mica!   :-)

Il tuo accenno ai mitocondri mi fa capire che ne sai di biologia. Apprendo la notizia con piacere e la registro nell’archivio. Il mio accenno ai 1.000 analfabeti che non fanno 1 laureato era un tentativo - a quanto pare fallito - di esprimere il concetto che la QUALITÀ non può essere estratta dalla QUANTITÀ (qualche pensatore “fino” avrebbe da obiettare in proposito, ma io macino “grosso”). Non avevo nessuna intenzione di sottovalutare il pescatore pantesco o di sopravvalutare l’avvocatuccio della porta accanto.

I miei post non sono brevissimi, d’accordo, ma ammetterete che l’argomento attorno al quale ruotano non è dei più semplici da trattare. Qualcuno in passato ha ironizzato giustamente su chi ha la pretesa di fornire “brevi cenni sull’universo”.

Augh, il grande capo Toro seduto ha parlato e non ha molto da aggiungere al già detto  :-)  Sento già l’urlo liberatorio erompere dai petti: “Era ora!”.

(Pochi, timidissimi applausi subito sopraffatti dai fischi. Scende il sipario)

PS1 - Dopo il 30 abbiamo fatto anche 31. Ma che bravi!

PS2 - A GBG un grazie per l’ospitalità.

12 Gennaio 2009
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