Filippo Tommaso Marinetti. Invenzioni, avventure e passioni di un rivoluzionario
Giordano Bruno Guerri
Mondadori - 2009
Dopo la stupenda recensione di questo libro da
parte di Mario Bernardi Guardi -
pubblicata sul Secolo d'Italia del 13 febbraio 2009 - verrebbe voglia di non aggiungere
niente, ma mi ero ripromesso di scrivere qualcosa subito dopo avere letto il libro, giusto
il riassunto preparato per mio uso personale e qualche altra riflessione aggiuntiva.
Intanto dico subito che ho letto il libro tutto di un fiato, cosa che mi capita di rado
perché di solito preferisco portare avanti diverse letture contemporaneamente.
PREGI
Personalità affascinante. Entusiasta. Energia vitale inesauribile. Organizzatore
instancabile. Scopritore e suscitatore di talenti. Ha previsto molte invenzioni
tecnologiche. Ha dato la sveglia agli intellettuali addormentati e dediti esclusivamente
alla celebrazione delle glorie passate. Altruista. Generoso. Coraggioso, Patriottico.
Voleva che la cultura e larte fossero rese disponibili per tutti. Voleva che la
cultura si trasformasse in vita vissuta. Genio della comunicazione. Demolitore delle
convenzioni ipocrite e ammuffite. Ha lottato per la parità della donna (?). Ha introdotto
lItalia nella modernità. Ha combattuto il romanticismo svenevole e sentimentale. Ha
demolito le forme sclerotizzate. Ha esaltato la scienza, la libertà, la velocità, le
invenzioni, la metropoli, il nuovo in ogni campo, la spontaneità.
DIFETTI
Alloccasione, violento, attaccabrighe, prepotente. Narcisista. Incoerente. Si
scagliava contro la borghesia, ma viveva spendendo e spandendo i soldi accumulati dal
padre borghese. Mangiapreti, ma si confessò e comunicò prima di sottoporsi ad
unoperazione chirurgica. Mangiapreti, ma si sposò in chiesa. Voleva lamore
libero e la distruzione della famiglia, ma fino alla morte fu attaccatissimo alla sua.
Libertario forsennato, ma fascista e ammiratore del dittatore Mussolini. Era
contro tutte le Accademie, ma accettò la nomina ad Accademico dItalia. Esaltava
listinto e lintuizione, ma era un pianificatore razionale, metodico e
sistematico. Voleva la parità per la donna, ma per una donna che non esiste, in realtà
la disprezzava. Voleva lartista libero, ma per i propri seguaci pretendeva
commissioni da parte dello Stato. Per lui la Patria era più importante della Libertà.
Eccessivo e smodato in molte delle sue manifestazioni.
Giordano Bruno Guerri minimizza la portata dell'incoerenza di Marinetti scrivendo: "I
rivoluzionari raramente si sentono vincolati, nella vita privata, alle proprie
teorie". A me sembra che l'aspetto importante della questione non consista tanto
nella condanna moralistica dell'incoerenza di Marinetti quanto nel fatto che essa fa
sorgere il legittimo sospetto che molte delle teorie di Marinetti fossero INAPPLICABILI
nella vita reale. In altre parole, se neanche il creatore di quelle teorie è riuscito a
metterle in pratica, allora è molto probabile che quelle teorie fossero
"sballate". I romani hanno un detto popolare che esprime bene il concetto:
"Le chiacchiere stanno a zero". Per chi non conosce il romanesco: "Le
chiacchiere valgono zero". Anche per me i comportamenti concreti che mettiamo in atto
valgono molto più delle teorie che sosteniamo a parole.
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Contrapposizione Apollo-Dioniso: seguire questo link
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Se avessi avuto ventanni al tempo del futurismo molto probabilmente sarei stato futurista. Con la mentalità che ho sviluppato in seguito maturando, invece, quasi tutto mi mette in contrasto con la filosofia della vita propagandata da Marinetti. Io sono per la misura, per lequilibrio, per riconoscere spazio sia al cambiamento che alla conservazione perché non credo che il buono e lutile siano concentrati in uno solo dei due campi. Sono convinto che leccesso sfocia sempre in qualche catastrofe. Può sembrare la filosofia comoda dei moderati cioè di chi rifiuta lo scontro e la lotta, ma non è così. Al contrario, chi adotta questo atteggiamento viene a trovarsi in lotta praticamente con tutti.
In ogni modo, adesso voglio anchio
compiere il mio bravo atto eroico: Abbasso i panciotti di Depero, erano
orribili! :-)))
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Non sempre, ma spesso lutopista è
violento perché il modello che propone gli sembra così perfetto
e necessario da fargli sembrare accettabile il pagamento di
qualunque prezzo - quindi anche quello della violenza - pur di trasferirlo dal piano del
progetto a quello della realtà.
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Nella biografia di Marinetti scritta da GBG mi
sembra che manchi la 3ª dimensione, quella che si sviluppa dietro le quinte,
l'unica che permetta di restituire lintero spessore di un personaggio. Ma di questo
non si può fare carico allautore perché spesso non esistono documenti o
testimonianze che si riferiscano a questo tipo di materiale. Per fare un esempio, qui
sotto riporto due citazioni che si riferiscono a Mussolini. Mettendole a confronto, per
contrasto possiamo percepire meglio la componente nascosta del dittatore. Capita molto di
frequente che il comportamento visibile di una persona sia il risultato di una reazione a
qualcosa che non è sotto gli occhi di tutti. Ma veniamo alle due citazioni:
Da un articolo di Marco Innocenti sul Sole 24 Ore:
"Alle porte di Tripoli, il giorno 20, il momento più solenne. Nelloasi di Bugara il duce appare a cavallo dalla sommità di una duna, è accolto dal triplice grido di guerra dei combattenti musulmani, si erge sulle staffe del suo cavallo bianco, alza al cielo la spada con lelsa in oro massiccio che il capo del contingente berbero gli ha appena consegnato e si proclama protettore dellIslam. Intorno echeggiano le salve di cannone; dietro di lui è schierata una colonna di 2.600 cavalieri, con i quali entrerà a Tripoli. Il colpo docchio è suggestivo ..
Quelluomo lì - il DUCE, come si scriveva allora - dalla posa statuaria,
marziale ed eroica, era lo stesso uomo che la figlia
Edda ci descrive in questo modo:
Sotto questo aspetto non so quale dei due, se mio padre o mio marito, fosse più apprensivo. Mio padre, ad esempio, non sopportava di sentire qualcuno tossire, perché vedeva subito i microbi diffondersi in ogni angolo della casa. Quando si ammalava, ci proibiva severamente di oltrepassare la soglia della camera per timore di contagiarci si irrigidiva tanto, quando doveva farsi fare una puntura, che lago si spezzava non appena glielo piantavano nel braccio o nella gamba. Perfino per fargli prendere una medicina occorreva un vero e proprio cerimoniale. Rammento un episodio che è rimasto celebre negli annali della famiglia .. papà doveva sottoporsi a non so quale cura a base di sciroppi. Allora la nonna, la mamma ed io dovevamo prestarci a una vera e propria pantomima. La mamma riempiva il cucchiaio e lo porgeva a mio padre, poi tutte e tre dovevamo tenere la bocca aperta e fare Ahhh!, mentre mio padre, che aveva spalancato a sua volta la bocca, inghiottiva la medicina. Ed eravamo costrette a non muoverci finché lui non lavesse ingoiata tutta.
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Secondo GBG, non è vero che Marinetti
disprezzasse le donne, disprezzava solo le donne sdolcinatamente romantiche e conformiste.
Per le donne, anzi, voleva la parità con gli uomini. Confesso che questa presentazione di
Marinetti mi è sembrata subito poco convincente perché poco in sintonia con troppi
aspetti della sua personalità, in particolare con il culto e con l'esaltazione della
CONQUISTA, della potenza, del DOMINIO. Uno dei motivi per i quali mi sono proposto di
leggere la biografia di Marinetti è stato appunto questo cioè andare a verificare se la
mia perplessità avesse un fondamento. Adesso che ho letto e riletto il libro, mi sembra
di poter dire che Marinetti voleva, sì, una donna alla pari con luomo, ma si
trattava di una DONNA-UOMO, VIRILIZZATA a tal punto da poter essere spronata ad andare a
combattere in trincea. Non a caso, uno dei modelli proposti dai futuristi era Giovanna
dArco.
A conferma del mio punto di vista, del resto,
basterebbe guardare una foto contenuta nel libro, quella scattata da una ritrattista
ungherese in cui si vedono Marinetti e la moglie Benedetta. Guardatela e confrontate gli
sguardi e latteggiamento di ognuno dei due: lei gli rivolge uno sguardo dal basso
verso lalto con espressione adorante-rapita-ammirata-estasiata,
perfino intimidita e con una punta di soggezione, la
mano desiderosa di stabilire il contatto fisico. E lui invece distaccato,
lontano, freddo, con il cipiglio severo
di chi non può permettersi di concedere troppa confidenza perché gravato dalla
responsabilità del comando e si limita pertanto ad accettare il doveroso tributo di
ammirazione. Sbaglierò, ma a me non sembra una coppia in cui il rapporto fosse alla pari.
A Marinetti non mancavano di sicuro le parole
necessarie per esprimere senza ambiguità quello che pensava. Il punto 9
del Manifesto del futurismo è esplicito: Noi vogliamo
glorificare
. il disprezzo della donna e non aggiunge altro per
specificare meglio. Ancora più esplicito è quello che scrive nel libro Come si
seducono le donne:
La carne della donna è sempre buona. Lo spirito della donna tende alla cattiveria e alla perfidia.
Per capire bene la conversazione duna donna bella, bisogna ascoltarla col naso.
Il cervello
è un motore aggiunto e inadatto allo chassis della donna
che ha per motore naturale lutero.
Il cervello sforza, sfascia e
deforma la donna che lo porta.
Mi sembra difficile liquidare il tutto definendolo semplice provocazione o desiderio di
scandalizzare i benpensanti.
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Eccesso di indulgenza per gli atteggiamenti problematici di Marinetti: lha già messo in evidenza Mario Bernardi Guardi, però lui lha fatto in modo molto sfumato, si è limitato a definire SIMPATIA il sentimento provato da GBG nei confronti di Marinetti. A me sembra molto di più. Capita a quasi tutti i biografi di innamorarsi della persona di cui raccontano la vita. Questo li induce a cercare alibi ed attenuanti di ogni genere per il personaggio di cui si occupano. Un esempio: Marinetti è troppo infatuato per la guerra, per la violenza e per la ferocia? Il biografo onesto non lo nega, ma aggiunge subito dopo che dobbiamo calarlo nel contesto della sua epoca, non possiamo applicare a lui i criteri di valutazione che usiamo noi oggi!
Io mi chiedo: E perché non possiamo?. Se lo apprezziamo quando fustiga la mentalità e la cultura del suo tempo, poi non possiamo addurre come attenuante per lui quella stessa mentalità e quella stessa cultura. Gli riusciva benissimo sferzare a sangue il bigottismo, l'ipocrisia, il romanticismo sdolcinato, l'inerzia, il conformismo della società in cui viveva. Non vedo per quale motivo non avrebbe potuto fare lo stesso per la guerra, per la violenza, per la ferocia di cui era impregnato lo spirito del tempo.
Con le parole non vale la regola matematica secondo la quale cambiando lordine dei fattori il prodotto non cambia. Cambiando lordine delle parole cambia molto. Una donna brutta e intelligente può essere presentata in due modi molto diversi. Si può dire: È brutta, ma intelligente. In questo caso lattenzione viene concentrata sulla caratteristica di pregio posseduta dalla donna, la sua bruttezza quasi scompare in quanto confinata sullo sfondo. Invece si può dire: È intelligente, ma brutta e allora il giudizio che dà limpronta a tutta la frase è quello negativo.
In modo analogo, cè molta differenza tra il dire: Marinetti era un violento e un fascista, MA ERA UN GENIO e il dire: Marinetti era un genio, MA ERA UN VIOLENTO ED UN FASCISTA. Ecco, credo che GBG sarebbe più propenso ad usare la prima espressione, mentre io non esito ad usare la seconda perché non riesco assolutamente a condividere la frase con la quale Marinetti concluse un suo articolo: La parola PATRIA deve dominare sulla parola LIBERTÀ. Secondo me, si tratta di un errore drammatico e terribile in quanto gravido di conseguenze nefaste. Non esito a definirlo la porta che conduce all'inferno perché rappresenta la premessa accettata la quale tutto il resto scaturisce come conseguenza quasi necessaria.
Nel 1921 un errore analogo venne compiuto da una
parte dei socialisti italiani quando, al congresso di Livorno, uscirono dal partito per
fondarne uno nuovo (il Partito Comunista dItalia) la cui ideologia si sviluppava
interamente a partire da una convinzione identica - per le implicazioni e le
conseguenze - a quella espressa da Marinetti: La parola
GIUSTIZIA deve dominare sulla parola LIBERTÀ. Sappiamo come è andata a
finire e sappiamo anche come è andato a finire il regime fascista.
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